Non abbiamo inventato niente, neanche le vacanze/2

I romani (ricchi) “dé Roma” e di tutte le altre grandi città, soprattutto nella bella stagione estiva, fuggivano dal caos cittadino e dal logorio della vita moderna (come diremmo oggi). Roma in età imperiale contava oltre 1 milione di abitanti, che per l’epoca era un numero abbastanza elevato. Questo milione viveva in una città dagli aspetti contrastanti: grandiosi monumenti, solenni palazzi, negozi e marciapiedi si alternavano a viuzze disordinate, sporche e buie (simili ad un bazar mediorientale) nelle quali ogni giorno si affollavano venditori, mercanti, prostitute, servi, animali, briganti… Esattamente come una grande metropoli moderna. Amen.

Come non voler fuggire da questo caos durante le feriae augusti?

E allora ecco la soluzione: la villeggiatura con doppia alternativa, campagna o mare.

L’agro romano in età imperiale, era disseminato di villae con estesi terreni di proprietà del dominus, dati in gestione ai contadini che risiedevano nella pars rustica della villa stessa. Si trattava in realtà di vere e proprie aziende agricole: in campagna i romani si ritiravano non solo per riposare ma anche per fare affari. In una gerarchia sociale che premiava i ricchi, la continua ricerca del guadagno era un concetto onnipresente nella cultura romana. Diretta conseguenza era l’ostentazione delle proprie ricchezze: in molte ville i porticati avevano vista sui campi o sugli allevamenti, non solo per controllare costantemente la proprietà, ma soprattutto per mostrarla agli ospiti. Mica fessi.

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Plastico ricostruttivo della villa della Pisanella a Boscoreale (Napoli) I sec. a.C.

Per stare un po’ più freschi invece, gettonatissima dai romani “dé Roma” era la costa campana, facilmente raggiungibile, soprattutto il golfo di Pozzuoli (Puteoli), meta di tutta l’alta società della capitale. Qui, più di duemila anni fa ebbe origine una consuetudine tutta italiana, da allora ancorata strettamente al territorio: l’abusivismo edilizio . Una lunga fila ininterrotta di abitazioni lussuose ed edifici pubblici occupavano tutta la costa del golfo; le ville erano costruite l’una adiacente all’altra, quasi tutte a ridosso del mare.

 

BAIA-SOMMERSA
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Tra le tante, c’era la residenza di un certo Publius Vedius Pollio, discusso e ricco personaggio di origine libertina, che costruì una villa talmente grande, lussuosa e pacchiana (e chi l’avrebbe mai detto) da attribuire il nome all’intero colle su cui sorgeva: Pausilypon, “riposo dagli affanni”, diventato Posillipo in età moderna.

Ma su tutto il golfo di Pozzuoli, conosciutissima già dal II sec. a.C. per le sorgenti termali, era la località di Baia. In breve tempo, da villaggio di pescatori, diventò un luogo di villeggiatura elitario, meta di imperatori e ricchi romani. Ma la prerogativa di Baia non era solamente il mare, gli edifici sfarzosi, le terme, gli edifici pubblici sontuosi: Baia era nota soprattutto per i divertimenti lussuriosi. La perversione dominava a tal punto, che ne erano scandalizzati persino i romani di più aperte vedute.

Poeti come Marziale o il filosofo Seneca condannavano il luogo definendolo come un ricettacolo di vizi. Varrone sosteneva che “non solo le vergini divengono un bene comune, ma molti vecchi ringiovaniscono e numerosi fanciulli si effeminano”. Properzio lo definì un luogo di dannazione.

Insomma, una Babilonia.

La notorietà di Baia è vivissima ancora oggi, ma per motivazioni differenti. In tutta la zona del golfo, a causa di fenomeni geologici dovuti alla presenza di laghi vulcanici, il livello del suolo ha subito un abbassamento tale, che il mare avanzando ha ricoperto parte della città antica. Grazie alle foto aeree scattate dal pilota Raimondo Bucher, i resti sommersi dell’antica Baia sono balzati all’attenzione del mondo scientifico e nel 2002 è stato istituito il Parco Archeologico sommerso di Baia.

La bellezza di Baia in questo video del 21 febbraio 2017 realizzato da Video Drone Napoli.

 

(G.Cal.)

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