Lingotti romani verso i Laboratori del Gran Sasso

Parte dalla Sardegna verso il Gran Sasso un preziosissimo ‘carico’. Sono 30 lingotti di un tipo di piombo totalmente privo di contaminazione radioattiva, che saranno utilizzati per verificare un fenomeno della fisica dei neutrini mai osservato finora.

Sono gli ultimi esemplari dei circa 2.000 lingotti rivenuti in una nave romana affondata 2.000 anni fa al largo dell’isola di Mal di Ventre, davanti alla costa di Oristano. I lingotti sono stati recuperati grazie ad un progetto di cooperazione tra Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Soprintendenza Archeologia della Sardegna e le università di Cagliari e Milano Bicocca.

 

Il recupero dei lingotti di piombo dalla nave romana (fonte: INFN)

Il recupero dei lingotti di piombo dalla nave romana (fonte INFN)

 

La cerimonia di consegna del piombo romano si è svolta nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Estratto dalle miniere romane in Spagna di Sierra de Cartagena, il piombo ha riposato nei fondali della Sardegna per oltre 2.000 anni. Adesso la loro nuova ‘casa’ dei 300 lingotti dati all’Infn, sui mille finora recuperati, sarà il laboratorio che si trova sotto i 1.400 metri di roccia del Gran Sasso e che ospira l’esperimento Cuore (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events), sulla fisica dei neutrini.

Il piombo è tracciabile non solo per via dei marchi di fabbrica di allora come “Caius e Marcus Pontilieni, figli di Marcus” e altri ancora, ma oggi grazie alle tecnologie attuali per i loro profili di composizione di piombo e le tracce di impurità.

Per il presidente dell’Infn, Fernando Ferroni, “l’utilizzo dei lingotti di piombo romano rappresenta un caso esemplare di collaborazione tra le Istituzioni, finalizzata a valorizzare il patrimonio archeologico nazionale e la ricerca scientifica di frontiera, come quella sulla fisica dei neutrini, premiata nel 2015 con il Nobel” .

Per Ettore Fiorini, fisico dell’Università di Milano Bicocca e ideatore dell’esperimento Cuore, “questo piombo è un materiale preziosissimo, con un importante valore scientifico, oltre che archeologico. Adatto per la schermatura degli apparati per la ricerca di eventi rari. Si tratta di un materiale totalmente privo di isotopi radioattivi”.

via Ansa

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