Archeosocial: Aquinum caso studio di buona comunicazione

Ecco una delle prime novità del 2018: lo scavo archeologico di Aquinum tra i casi studio di buona comunicazione culturale nel volume #Archeosocial 📚

Archeosocial è un progetto ideato da Professione Archeologo e ArcheoPop, due punti di riferimento per la divulgazione culturale sul web da diversi anni.

In questo primo volume sono state raccolte le esperienze di 13 esperte in strategie comunicative, in particolare sulle best practice di alcuni importanti scavi archeologici come Excavation at Monte SannaceProgetto SalapiaRoma 3 Scava.

La comunicazione online e offline è un elemento ormai imprescindibile anche per l’ambito scientifico e accademico: gli strumenti a disposizione sono tanti e con un potere di coinvolgimento immenso. Perchè non sfruttarli anche in ambito culturale?

Ma il caso di Aquinum, raccontato da Giovina Caldarola (la nostra digital strategist) non è solo incentrato sul web: narra anche del coinvolgimento della splendida comunità locale che da anni sostiene e incoraggia la squadra di archeologi, che affolla il sito durante le aperture al pubblico e che recentemente, con una fiumana di voti ci ha consentito di raggiungere un ottimo secondo posto al Concorso Art Bonus, tra tanti splendidi progetti culturali ❤️

Il volume edito da DieLLe Editore, verrà presentato ufficialmente il 16/02 in occasione di tourismA, il Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale a Firenze all’interno dell’evento Archeosocial | L’archeologia tra meme e visual storytelling: se siete in zona fate un salto!

Qui l’indice –> https://goo.gl/5Q9JXk
Per acquistare il volume –> http://bit.ly/archeosocial

#Aquinum2018

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Traiano, la vita straordinaria di un imperatore

L’8 agosto del 117 d.C., a Selinus in Cilicia (odierna Gazipaşa, in Turchia) moriva Marco Ulpio Nerva Traiano. Un uomo generoso e onesto, un comandante coraggioso e capace, un amministratore in gamba e attento. In altre parole: uno dei migliori imperatori romani. In occasione della ricorrenza dei 1900 anni dalla sua scomparsa, la città eterna gli rende omaggio con una grande mostra dal titolo “Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa”, ospitata ai Mercati di Traiano-Museo dei Fori Imperiali dal 29 novembre 2017 al 16 settembre 2018.

La mostra – allestita con numerosi reperti archeologici provenienti da musei italiani ed esteri (tra cui statue, ritratti, decorazioni architettoniche, calchi della Colonna Traiana, monete) e con installazioni multimediali e interattive, come modelli in scala, rielaborazioni tridimensionali e filmati – intende presentare al pubblico l’eccezionale figura dell’imperatore Traiano, costruttore dell’Impero romano e dell’Europa odierna. L’intera esposizione sarà presentata da personaggi storici che con la tecnica dello storytelling accompagneranno il visitatore in una dimensione storica e architettonica eccezionale come eccezionale è stata la figura dell’Optimus princeps. L’evento che ne rievoca il mito rappresenterà, dunque, la giusta occasione per approfondire le conoscenze su uno dei personaggi più importanti della storia di Roma: la vita, la politica, le gesta e le opere di un uomo “ordinario” che in breve tempo riuscì ad imporsi al mondo allora conosciuto non solo quale grande condottiero ma anche quale “costruttore” a 360°.

Ma chi era quest’uomo di provincia, rispettato dal senato, acclamato dall’esercito e amato dal popolo romano, sotto la cui guida l’impero raggiunse la sua massima estensione territoriale e visse uno dei suoi periodi più felici?

Roma, Musei Capitolini. Statua di Traiano in uniforme militare.

Nato il 18 settembre del 53 a Italica (città della Spagna Betica, vicino all’attuale Siviglia), Marcus Ulpius Traianus apparteneva alla famiglia degli Ulpii, “più antica che nobile” secondo il retore latino Eutropio, ma sicuramente di rango senatorio. Le fonti storiche (Plinio il Giovane ed Eutropio, le più accreditate) non forniscono alcun dato sull’infanzia e l’adolescenza del futuro imperatore. La sua brillante carriera cominciò con la scelta di prestare servizio nell’esercito romano (dieci anni secondo Plinio il Giovane), per poi percorrere – come la maggior parte dei rampolli di buona famiglia – le varie tappe del cursus honorum. Fu questore, pretore in Spagna e poi legatus legionis in Siria nei primi anni dell’impero di Vespasiano. Questo gli diede la possibilità di acquisire una considerevole esperienza delle armi prima e del comando poi. Fu tribuno militare e console nel 91, e successivamente, nel 96, quando Domiziano fu ucciso era governatore della Germania Superiore, una delle zone più turbolente dell’impero. La sua notorietà in campo militare gli fu utile sotto il governo di Nerva che, il 28 ottobre del 97, lo adottò come figlio e lo designò come suo successore. Il prestigio indiscusso di cui godeva evitò ogni contestazione nella successione ed esattamente tre mesi dopo, il 27 gennaio del 98, all’età di quarantacinque anni, Traiano diventava imperatore, il primo Princeps nato al di fuori dei confini italici.

La sua ascesa alla dignità regale fu un evento di grande rilievo nella storia romana. Con lui si affermò il principio che la successione nel potere imperiale dovesse essere conferita al più degno, per una libera scelta del legittimo detentore formalmente perfezionata con l’adozione. L’attenta applicazione di questo criterio nel corso del II secolo favorì un periodo di eccezionale splendore per l’impero, dissimulando o ritardando i fattori delle crisi future. La pubblicistica e la storiografia antiche si mostrano consapevoli della svolta che il principato di Traiano rappresentava e riservarono al personaggio apprezzamenti in genere molto positivi i cui echi si dilatarono ampiamente nella tradizione più tarda. Esse contribuiranno a consolidare la fama di Traiano come di un eccellente condottiero, e a far ricordare il suo principato come il più “glorioso” dell’intera storia romana.

Nel Panegirico di Traiano (opera di Plinio il Giovane, che tra i letterati dell’epoca ne è il principale sostenitore politico) si legge: “attivissimo e intelligente nell’amministrazione come nelle armi, amato dal popolo e dalla classe militare, Traiano riuscì durante il suo regno a mobilitare intorno a sé anche i migliori elementi senatori ed equestri, cui infuse l’entusiasmo necessario per fondare e sostenere una buona tradizione amministrativa”. E sebbene lo storico romano Cassio Dione riveli che Traiano fosse avvezzo a intrattenere rapporti omosessuali e amasse molto il vino, trovandosi non di rado in stato di ubriachezza, queste qualità (se vere) non furono mai usate contro l’immagine del principe, come era stato con Nerone e Domiziano, additati a simbolo di decadenza morale. Al contrario questo marcantonio, alto, atletico e dai capelli neri (precocemente imbiancati), fu uno degli imperatori più seri e giusti, in grado di gestire al meglio gli affari della res publica. Non fu mai corrotto dal potere e non usò mai il suo titolo per aggirare la legge, anzi riconobbe sempre la supremazia di quest’ultima anche di fronte alla volontà dell’imperatore.

Era particolarmente eminente” affermava Cassio Dione, “per giustizia, per coraggio e per semplicità di abitudini […] non era invidioso, né fece assassinare alcuno, ma onorò ed esaltò tutti gli uomini buoni, senza eccezione, e per questo non temette né odio alcuno”. “Tratto tutti come vorrei che l’Imperatore trattasse me, se fossi un privato cittadino”, si racconta avesse risposto al suo segretario, che gli rimproverava un’eccessiva disponibilità con i sudditi. Eliminò tutti quei rituali tipici di un monarca orientale come l’abbraccio del piede, il baciamano, il palanchino con i battistrada. Le sue idee politiche erano quelle di un conservatore illuminato che credeva più alla buona amministrazione che alle grandi riforme. Intelligente nella vita quotidiana, in politica e in guerra, Traiano fu un grande comunicatore, amato dai soldati per la sua affabilità, difficile all’ira e incline alla clemenza. Così Plinio il Giovane ed Eutropio scrivevano a riguardo:

Per diventare imperatore, non hai fatto altro che meritarlo e ubbidire, lo eri già e non lo sapevi, eri un condottiero, un governatore, un soldato. Per la modestia, la laboriosità e l’attenzione sempre vigile, ti sei guadagnato l’adorazione dei soldati sopportando fame, sete, polvere e sudore insieme a loro. Allevato nel culto delle armi, non temi la guerra ma non la provochi, e quando vi sei obbligato, tutti possono constatare che non hai vinto per celebrare un trionfo, ma lo celebri perché hai vinto” (Panegyricus). “Nel governo fu così clemente, che superò perfino la gloria militare con la mitezza e la moderazione. Infatti si mostrava uguale a tutti a Roma e per le province, non danneggiando nessuno dei senatori, non facendo niente di ingiusto per accrescere il fisco, generoso verso tutti, arricchendo e colmando di onori tutti gli amici in pubblico e in privato; così clemente, che in tutta la sua epoca fu condannato un solo senatore, ma per intervento del senato. Per questi motivi fu ritenuto per tutta la terra talmente simile a un dio, che meritò la venerazione di tutte le genti, sia da vivo che da morto” (Breviarium historiae romanae).

Insediatosi a Roma, due anni dopo la sua nomina, Traiano scelse come dimora un palazzo di modeste proporzioni, vivendovi da uomo probo accanto alla consorte Pompeia Plotina (Pompeia Plotina Claudia Phoebe Piso), donna sobria, colta e intelligente, la cui unione, sebbene felice, non diede figli. La sua popolarità fu tale che il senato gli concesse sin da subito il titolo onorifico di optimus, “il migliore”. Interessato alle condizioni dei cittadini e pertanto attento alle riforme sociali e politiche, la politica di Traiano si configurò subito in continuità con quella di Nerva, facendo della iustitia il suo ideale di governo. Egli curò al massimo l’onestà e l’efficienza dell’amministrazione e della giustizia, vigilando da vicino sull’operato dei governatori delle province. In campo giudiziario diminuì i tempi dei procedimenti, proibì le accuse anonime, acconsentì un nuovo svolgimento del processo in caso di condanna in contumacia e proibì le condanne in mancanza di prove o in presenza di qualsiasi dubbio. In materia economica e sociale riorganizzò la burocrazia e promulgò leggi a favore della piccola proprietà contadina, minacciata dall’estendersi del latifondo.

Favorì il ripopolamento di liberi contadini nella penisola, investendo capitali e fornendo ai coloni i mezzi per il sostentamento e il lavoro nei campi. Si preoccupò di alleviare alcune imposte e nel contempo di arricchire il fisco vendendo largamente beni che i precedenti imperatori avevano accumulato e immobilizzato nel proprio patrimonio. Per ovviare alla miseria dei ceti più umili e tentare di risollevare l’economia italica, ormai in forte declino, Traiano impose ai senatori di investire sul territorio italiano parte dei loro capitali. Pose dei limiti all’emigrazioni dalla penisola, tentando di incentivare la presenza del ceto imprenditore e della manodopera in un’Italia che stava perdendo inesorabilmente la sua centralità.

Traiano fece altresì bruciare i registri delle tasse arretrate per alleggerire la pressione fiscale sulle province e abolì alcune tassazioni che gravavano sui provinciali e gli italici; poté così creare una sorta di cassa risparmio popolare che concedeva prestiti ai piccoli contadini e imprenditori romani che beneficiarono così di larghe concessioni; vennero poi favorite le prime cooperative e associazioni dei mestieri.

Provvedimento notevole dell’imperatore fu l’istituzione degli alimenta, ossia la costituzione di una rendita destinata a fornire i mezzi di sussistenza a fanciulli italici, orfani o poveri, organizzata in modo tale da rappresentare al tempo stesso una forma di prestito agrario a basso interesse (pari al 5%), onde agevolare il rifiorire dell’agricoltura italica. L’obiettivo dell’imperatore non era soltanto aiutare gli orfani e i bisognosi, che attraverso questa forma di sostentamento avrebbero potuto studiare e pensare eventualmente a un futuro impiego nei ranghi dell’amministrazione imperiale, ma anche la ripresa dell’economia romana, stretta come era tra la crisi economica e la contrazione demografica.

Tracce storiche dell’avvenimento sono visibili sull’Arco di Traiano, a Benevento, dove su un pannello marmoreo è raffigurata la distribuzione di viveri alla popolazione e soprattutto ai bambini poveri per via dell’Institutio Alimentaria.

Benevento, Arco di Traiano (114-117 d.C.). Nel pannello marmoreo è illustrata la distribuzione di viveri agli orfani secondo le disposizioni degli Alimenta (fonte: wikipedia)

Tra i problemi di politica interna, Traiano dovette affrontare finanche quello dei cristiani, verso i quali fu intransigente, cercando però di rispettare i principî di giustizia del diritto romano, istruendo i giudici a non tener conto delle denunce anonime, a dar luogo a processi solo dietro precise accuse, senza ricercare preventivamente i cristiani e a condannare questi solo se ostinati, ovvero non abiurassero; tali principî egli espose in un rescritto a Plinio il Giovane, che aveva consultato l’imperatore riguardo al trattamento da riservare ai cristiani nella provincia di Bitinia e Ponto; e tali furono poi le direttive da seguire rimaste in uso per quasi 140 anni, fino ai tempi di Decio, che dette inizio alle persecuzioni vere e proprie.

Pur essendo d’indole pragmatica e celebrato per la sua modestia, Traiano fu promotore di una imponente e monumentale politica edilizia (ripercorribile in parte attraverso l’opera in 3D di Altair4 Multimedia) che interessò sia l’Urbe sia altre parti dell’Impero. A Traiano si devono infatti la costruzione dell’esteso e monumentale Foro con la famosa Colonna Traiana, narrante la conquista della Dacia; un teatro e un odeon di incerta collocazione; un complesso termale sul Colle Oppio; la realizzazione di un’area per la Naumachia sulla riva destra del Tevere, vicino all’attuale Castel Sant’Angelo; il restauro del Circo Massimo e del tempio di Venere Genitrice; il riordino dei cunicoli delle cloache romane; il rinforzo degli argini del Tevere per impedire alluvioni e la costruzione di un canale per far defluire le acque delle piene; la sistemazione e l’ampliamento dei porti per favorire l’attracco delle navi (Sicilia, Civitavecchia, Ostia, Ancona, Terracina); il tentativo di prosciugare le paludi pontine; la realizzazione di acquedotti in Italia, in Spagna, in Dalmazia, in Oriente, ossia laddove i climi aridi richiedono risorse idriche maggiori; la costruzione di ponti (famosi quello sul Tago, presso Alcantara, e quello sul Danubio a Drobeta); la fondazione di colonie e il restauro del canale che congiunge il Nilo con il mar Rosso (c.d. fiume Traiano).

All’Optimus Princeps si deve soprattutto la costruzione, il restauro e la manutenzione della rete viaria in Italia e in tutte le province dell’Impero. Sotto Traiano risale la ristrutturazione della via Appia e la realizzazione della via Traiana, una nuova via publica attraverso cui collegare con un percorso più agevole, anche se più lungo, Benevento con Brindisi, in alternativa alla tortuosa regina viarum.

Plastico del ponte sul fiume Tago nella località di Alcántara in Spagna.

Nonostante la grande attività in campo edilizio e le numerose riforme politico-economiche, la fama plurisecolare di Traiano è dovuta soprattutto alle sue imprese militari. Coerentemente con la propria mentalità da soldato, Traiano porta avanti una politica espansionistica molto aggressiva. Egli mirò a ristabilire il prestigio e il potere di Roma ai confini dell’impero, rovesciando la politica prudente di Domiziano con una serie di campagne che vennero via via assumendo il carattere di vere e proprie guerre di conquista, non tutte opportune né fortunate.

Se infatti le campagne in Dacia del 101-106 procurarono la stabile acquisizione di una nuova provincia (l’odierna Romania), l’occupazione dell’immenso territorio oltre l’Eufrate intrapresa con la spedizione partica del 114 si rivelò insostenibile: e proprio allora Traiano – Optimus Augustus Fortissimus Princeps Germanicus Dacicus Parthicus – ammalato e postosi sulla via del ritorno, moriva nell’estate del 117 a Selinunte. Le sue ceneri, raccolte in un’urna d’oro, furono sepolte a Roma all’interno della Colonna Traiana (contravvenendo all’antica legge che impediva le sepolture all’interno del perimetro urbano) e in seguito trafugate dai Visigoti nel sacco di Roma del 410.

La sua fama di ottimo principe rimase perpetua nella tradizione romana e nel Basso Medioevo (IV secolo d.C.) l’acclamazione dei Cesari suonava con l’augurio: Felicior Augusto, melior Traiano, ossia “possa tu essere più fortunato di Augusto e migliore di Traiano!”. E da allora, nonostante le speranze, un princeps come Traiano fu quasi impossibile trovarlo.

Ulpio Traiano sarà, infatti, l’unico imperatore mai contestato dai posteri e ricordato per la sua clemenza e il senso della giustizia. Egli riuscì in un’impresa non facile per un sovrano: fu apprezzato da tutti. Innanzitutto dal senato con cui collaborò senza problemi; poi dalla plebe romana per la generosità delle distribuzioni di denaro e generi alimentari, per gli splendidi spettacoli e per i magnifici monumenti che abbellirono la capitale; dai provinciali che lo sostennero con entusiasmo anche per le sue origini ispaniche; dai legionari che ne riconoscevano il valore militare e, in ultimo, dagli uomini di cultura che amavano la sua cultura stoica.

Eugène Delacroix, Musée des Beaux-Arts de Rouen. La giustizia di Traiano, che raffigura il celebre aneddoto della vedova a cui avevano ucciso il figlio.

Quale principe giustissimo Dante pone Traiano in Paradiso (canto XX, vv. 43-48, 106-117), nel Cielo di Giove, nell’occhio della mistica aquila tra i cinque spiriti “giusti e pii”, dando credito a una leggenda assai diffusa nel Medioevo e in base alla quale Dio, accondiscendendo alle preghiere di San Gregorio (che pregò per la salvezza di Traiano per ringraziarlo dell’umiltà e umanità mostrata verso una vedova), avrebbe richiamato in vita per breve tempo l’imperatore pagano, che in tal modo ebbe la possibilità di credere in Cristo e quindi salvarsi. La leggenda fu più volte narrata in latino e volgare (oltre che da Dante, anche dal Novellino, dal Fiore dei filosofi, ecc.); perfino la scultura e la pittura si appropriarono come esempio di giustizia (nei secoli XV e XVI si usò spesso raffigurarla nelle aule dei tribunali in Germania e nei Paesi Bassi).

Unione perfetta tra virtù militari, politiche e amministrative, Traiano fu in grado di lasciare un solco profondo in primis nella storia dell’Urbe, e poi anche nella cultura occidentale e cristiana: simbolo di un governare sì assoluto, ma giusto e illuminato.

Sabrina Landriscina

Riferimenti bibliografici
http://www.raistoria.rai.it/articoli/limperatore-traiano-loptimus-princeps/37387/default.aspx
https://www.pressreader.com/italy/focus-storia/20170915/281543701091790
https://it.wikipedia.org/wiki/Traiano
http://www.romanoimpero.com/2009/07/traiano-98-117.html
http://www.treccani.it/enciclopedia/marco-ulpio-traiano/
http://www.treccani.it/enciclopedia/marco-ulpio-traiano_%28Enciclopedia-Dantesca%29/
http://best5.it/post/traiano-limperatore-romano-grande-storia/
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/altro/Traiano.html
http://www.eventiculturalimagazine.com/2017/12/01/traiano-costruire-limpero-creare-leuropa-a-1900-anni-dalla-morte-i-mercati-di-traiano-celebrano-loptimus-princeps-attraverso-le-sue-opere-civili-il-mi/

Aquinum al secondo posto nel concorso Art Bonus

Comunicato stampa del Comune di Castrocielo

Il concorso nazionale 2017 ha riscosso un grande interesse da parte dei cittadini verso i 101 beni recuperati grazie all’Art Bonus. L’edizione del 2017, la seconda, ha visto vincitore il progetto di restauro della Sala del Campionario dei Marmi dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, città che dallo scorso autunno è entrata nel network delle 116 città creative UNESCO proprio dell’artigianato del marmo. La Marmoteca di Carrara infatti conserva un esempio rarissimo di 210 campioni di pregiati marmi italiani, alcuni dei quali oggi sono introvabili, perché esauriti o perché le cave sono state addirittura abbandonate. L’intervento di restauro di questo bene di proprietà demaniale è stato realizzato dall’Accademia di Belle Arti di Carrara, grazie al sostegno di diverse imprese locali.

Tra i progetti più votati, classificato in seconda posizione nella classifica generale e primo tra i siti archeologici nazionali (i beni culturali in concorso erano 101), ad una manciata di voti dal primo, vi è stato il Restauro delle Terme Centrali di Aquinum nel Comune di Castrocielo.
Detto progetto è stato realizzato dall’Università del Salento e ha visto il sostegno come mecenate della Sanpellegrino spa. Si tratta di un altissimo riconoscimento a livello nazionale, che premia il costante lavoro e l’impegno del Comune di Castrocielo e la competenza dell’Università del Salento, la quale da sempre guida e dirige le campagne di scavi e le attività di ricerca, coordinate sul campo dal prof. Giuseppe Ceraudo.
Un sentito ringraziamento al mecenate, la Sanpellegrino spa. Il progetto di Aquinum, con uno share di 487 sul sito Art Bonus, ha destato l’attenzione del grande pubblico, attratto dal fascino dell’antica colonia romana. Tale condivisione è stata la più alta tra quelle ottenute da tutti i progetti presentati.

L’annuncio ufficiale sul portale CONCORSO ART BONUS QUI

VINCITORE ART BONUS

 

VOTA AQUINUM al concorso ART BONUS!

Volete farci un bel regalo di Natale? 
VOTATE AQUINUM NEL CONCORSO ART BONUS!
Nessuna registrazione, solo un click! 

Ricambiamo con un grandissimo abbraccio  e BUONE FESTE a tutti noi!

INFO
Anche per l’area archeologica di Aquinum è attivo l’ArtBonus, lo sgravio fiscale previsto dal governo per i mecenati che investono in cultura.

A seguito di questa iniziativa è nato il concorso “Progetto Art Bonus dell’anno” per gratificare i benefattori, aumentare la conoscenza del patrimonio culturale italiano e informare della possibilità di agevolazioni fiscali per le erogazioni liberali.

Il progetto più votato tra quelli finanziati con l’Art Bonus riceverà un semplice riconoscimento simbolico ma per noi sarà una grande occasione per far conoscere #Aquinum all over the world 

Per votare Aquinum basta un click qui –> https://www.concorsoartbonus.it/edizione2017/progetti/terme-centrali-aquinum/

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Orari apertura area archeologica – autunno 2017

Fino al 1 dicembre, l’area archeologica osserverà i seguenti orari di apertura:

 LUN-VEN visite su prenotazione telefonando al numero 320 9216164 oppure scrivendo all’indirizzo aquinum.prenotazioni@gmail.com
 SAB e DOM ingresso libero 9.30-12.30 e 14.30-16.30

Dopo tale data le visite saranno possibili solo su prenotazione.

Vi aspettiamo! 

 

Open Day autunnale 2017 e inaugurazione Met@teca

L’Open Day autunnale 2017 ad Aquinum è stato ricco di novità.

La prima su tutte è stata l’inaugurazione ufficiale dell’area archeologica che d’ora in poi sarà aperta a tutti! Gli orari sono ancora in via di definizione e per adesso provvisori, ma si andrà verso una definizione per la gestione.
Dal 2 OTTOBRE l’area seguirà dunque i seguenti orari di apertura PROVVISORI:
SABATO e DOMENICA –> 10-13 e 15-17
Dal LUNEDI al VENERDI su prenotazione chiamando il numero 320 9216164 oppure scrivendo a commercio.castrocielo@virgilio.it.

Ma non finisce qui.
L’altro importante evento è stato l’inaugurazione della MET@TECA: un contenitore culturale ospitato nel casale ristrutturato presente nell’area archeologica, dove d’ora in poi sarà possibile ammirare le ricostruzioni virtuali dell’edificio termale e vivere esperienze sensoriali grazie alle ricostruzioni in 3D dei reperti archeologici.

Inoltre, oltre alle consuete visite guidate sui sito ad opera dei nostri archeologi, ancora una volta le Terme Centrali hanno ospitato alcuni appuntamenti collaterali che hanno consentito di vivere e fruire l’area in maniera differente.
Il sabato ad Aquinum è stato animato dalla lettura di alcuni brani scelti sull’utilizzo delle terme in età romana, la proiezione di un video documentario che racconta gli aspetti peculiari della ricerca archeologica aquinate e infine, per chiudere in gran bellezza, ancora un appuntamento musicale: la cover band dei Nomadi, SON la storia dei Nomadi allieteranno i visitatori in questa serata di fine estate.

30 settembre 2017. Giornata speciale per Aquinum: oggi viene ufficialmente aperta l'area archeologica al pubblico tutto…

Posted by Aquinum on Saturday, September 30, 2017

Gli scavi archeologici di Aquinum rientrano in un progetto dell’Università del Salento, in collaborazione con il Comune di Castrocielo, la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti e con il prezioso supporto di Nestlé Vera.

Il progetto inoltre continua anche grazie a Banca Popolare del Cassinate BPC, Anteo Societa’ Agricola SRL, Dama Rent S.r.l., Costruzioni Generali Cocco S.r.l., Ferone S.r.l., Mesor S.r.l., Deacosmesi80 S.r.l., Sitra spa Masterbatch, Breakpoint Group.

Open Day autunnale 2017

Ritorna l’Open Day ad Aquinum e questa volta con una importante novità: verrà ufficialmente inaugurata l’area archeologica che d’ora in poi sarà aperta a tutti (PER ORARI VEDI IN FONDO).

Ma non finisce qui: altre novità in programma!

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Ci sarà l’inaugurazione della MET@TECA: un contenitore culturale ospitato nel casale ristrutturato presente nell’area archeologica, dove sarà possibile ammirare le ricostruzioni virtuali dell’edificio termale e vivere esperienze sensoriali grazie alle ricostruzioni in 3D dei reperti archeologici.

Inoltre, oltre alle consuete visite guidate sui sito ad opera dei nostri archeologi, ancora una volta le Terme Centrali ospiteranno alcuni appuntamenti collaterali che consentiranno di vivere e fruire l’area in maniera differente.
Animeranno il sabato ad Aquinum la lettura di alcuni brani scelti sull’utilizzo delle terme in età romana, la proiezione di un video documentario che racconta gli aspetti peculiari della ricerca archeologica aquinate e infine, per chiudere in gran bellezza, ritorna l’appuntamento musicale: saremo lieti di ospitare la cover band dei Nomadi, SON la storia dei Nomadi.

Di seguito il programma dettagliato:

🔴 SABATO 30 SETTEMBRE

🔹 ORE 10-13 e 15-16.30 –> visite guidate GRATUITE agli scavi archeologici (NO PRENOTAZIONE)
🔹 ORE 16.30 –> saluto delle autorità e inaugurazione Metateca “Casale Pascale”
🔹 ORE 18.30 –> Lettura “I Romani alle Terme”, brani scelti
🔹 ORE 20.30 –> Proiezione video “Aquinum – Le ragioni di una ricerca”
🔹 ORE 21 –> concerto “AQUINUM IN FESTA” con i SON interpretano i Nomadi

🔴 DOMENICA 1 OTTOBRE

🔹 ORE 10-13 –> visite guidate GRATUITE agli scavi archeologici (NO PRENOTAZIONE)

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Dal 2 OTTOBRE l’area seguirà i seguenti orari di apertura PROVVISORI:
SABATO e DOMENICA –> 10-13 e 15-17
Dal LUNEDI al VENERDI su prenotazione chiamando il numero 320 9216164 oppure scrivendo a commercio.castrocielo@virgilio.it.

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Gli scavi archeologici di Aquinum rientrano in un progetto dell’Università del Salento, in collaborazione con il Comune di Castrocielo, la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti e con il prezioso supporto di Nestlé Vera.

Il progetto inoltre continua anche grazie a Banca Popolare del Cassinate BPC, Anteo Societa’ Agricola SRL, Dama Rent S.r.l., Costruzioni Generali Cocco S.r.l., Ferone S.r.l., Mesor S.r.l., Deacosmesi80 S.r.l., Sitra spa Masterbatch, Breakpoint Group.

Musicisti Basso Lazio in concerto ad Aquinum

In occasione della chiusura dell’Open Day estivo ad Aquinum, abbiamo avuto l’onore di ospitare nell’area archeologica, il gruppo MBL (Musicisti Basso Lazio) che hanno allietato il pubblico in un suggestivo scenario archeologico appositamente illuminato per l’occasione.

Nel video l’intervista a Filippo Materiale (sindaco di Castrocielo) e Giuseppe Ceraudo (direttore scientifico degli scavi archeologici di Aquinum).

 

Open Day estivo 2017

Arriva l’Open Day estivo 2017 ad Aquinum!

Tre giorni di visite ed eventi per farvi vivere completamente l’area archeologica, di giorno e in notturna.

Locandina Open Day estivo

📱 Pubblicate sull’evento Facebook le vostre foto o caricatele sui vostri social preferiti con l’hashtag #Aquinum2017: saranno raccolte in un album sulla nostra fan page!
🔸 Instagram @ancient_aquinum
🔸 Twitter @ancient_aquinum
PROGRAMMA
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🔴 Venerdi 28 luglio
– ORE 19: apertura gratuita dell’area archeologica
– ORE 21 e ORE 22: due spettacoli per l’evento multimediale “79 d.C. L’ERUZIONE DEL VESUVIO RACCONTATA DA PLINIO” a cura diLestrigonia AssCulturale.
NECESSARIA LA PRENOTAZIONE + CONTRIBUTO DI EURO 4.
Per info e prenotazioni 339 4031227

🔴 Sabato 29 luglio
– ORE 10-13 e 15-17: apertura gratuita dell’area archeologica e visite guidate gratuite al pubblico. Non è necessaria la prenotazione.
– ORE 18: saluto delle autorità e presentazione del restauro del FRIGIDARIUM femminile.

🔴 Domenica 30 luglio
– ORE 10-13: apertura gratuita dell’area archeologica e visite guidate gratuite al pubblico. Non è necessaria la prenotazione.
– ORE 21.30: evento gratuito musicale con MBL (Musicisti Basso Lazio) con la partecipazione straordinaria del M° ERASMO PETRINGAAmerico Marinelli Solo Piano e Marco Iamele. Presentatrice e voce narrante Maria Scerrato.

Pompei prima di Pompei

Pompei prima di Pompei. Ci avete mai pensato?

Il sito di età romana è talmente famoso per la sua unicità e modalità di conservazione, che difficilmente ci si sofferma a pensare alle dinamiche che hanno interessato il territorio, quali le influenze e i contatti con le altre civiltà del Mediterraneo, come si è sviluppata la rete sociale e di traffici commerciali che ha poi dato lustro e splendore al sito.

L’importanza universale attribuita al solo sito archeologico di età romana, deriva dal mai sopito stupore  per gli eventi naturali che hanno consentito di ricevere questa immensa eredità culturale che è oggi Pompei.

Eppure il territorio era ampiamente frequentato già dal V millennio a.C.: il fiume Sarno, il terreno assai fertile, la presenza del Golfo sono tutti elementi che hanno da sempre favorito la frequentazione di questi luoghi.

Ma è dalla fine del VII sec. a.C. che il già esistente piccolo nucleo abitativo di matrice italica inizia ad assorbire influenze da altre civiltà del Mediterraneo, in particolare dall’area etrusca e da quella greca, le quali caratterizzeranno il suo assetto urbanistico e lo sviluppo culturale e sociale nei secoli a venire.

Proprio da tali testimonianze, risultato dalle indagini archeologiche nel territorio e nel sito della città, è stata pensata e realizzata la mostra “Pompei e i Greci“, promossa dalla Soprintendenza Pompei e organizzata da Electa Editore, visitabile fino al 27 novembre 2017 (info mostrapompeigreci.it).

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L’ingresso della mostra Pompei Greci nella Palestra Grande di Pompei.

Allestita nella Palestra Grande di Pompei, l’esposizione si dirama lungo tutto il corridoio settentrionale dell’edificio. Seicento i reperti in esposizione, suddivisi in 13 sezioni tematiche differenti, ognuna con un cromatismo che rimanda al tema dei reperti esposti, un’alternanza di luce naturale e artificiale, il tutto accompagnato da tre installazioni audiovisive “sensoriali” che accompagnano il visitatore in un viaggio attraverso i secoli, lasciandolo immergere in un contesto storico-antropologico che ha come filo conduttore il Mediterraneo, luogo di scambi ed incontri.

L’installazione vuole mostrare il complesso intreccio di culture mediterranee e di come queste si siano vicendevolmente mescolate: oggetti prodotti in contesti differenti da quelli del rinvenimento, viaggiando hanno mutato il loro significato intrinseco, riadattandosi agli usi e costumi di chi li ha ricevuti, perdendo la loro identità originaria e divenendo nuovo strumento comunicativo.

Fin dalla prima sezione questo scopo è palesemente evidente: nell’unica teca al centro della stanza illuminata dall’alto, spicca una testa di amazzone in marmo bianco proveniente da Ercolano, rivolta verso l’ingresso, come ad accogliere i visitatori; la testa, che conserva ancora la policromia originale della capigliatura, è una copia del I sec. a.C. di un’originale del V sec. a.C., testimonianza indiretta del contatto romano con il mondo greco e della forte influenza che questo ebbe sulla società romana.

Nella stessa teca una corazza di bronzo del VI secolo a.C. proveniente da Olimpia, oggetto che da funzione bellica ha ricevuto una identità sacrale; una hydria in bronzo alta quasi mezzo metro proveniente da Paestum, frutto dell’artigianato magno greco tardo arcaico: da vaso per uso domestico diventa un cimelio a memoria dell’eroe fondatore. Elementi che ci giungono da contesti differenti da quelli di origine, per i quali spesso è anche difficile ricostruirne l’identità primaria e il percorso che li ha condotti nei luoghi del rinvenimento.

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La teca della prima sezione. Alle pareti l’installazione virtuale che ripropone immagini e suoni a tema Grecia e Mediterraneo.

Per ampliare le già elleniche sensazioni, alle pareti, tutto intorno a noi, un allestimento audiovisivo con ricostruzioni virtuali di scene di battaglie su mare, immagini di scudi, uomini in armi, disegnati secondo i canoni stilistici arcaici; fragore di spade che combattono, suono delle onde del mare che si infrangono.
Un tripudio di elementi sensoriali che ci accompagneranno durante tutta la visita.

La sezione successiva si riassetta cronologicamente: un azzurrino rilassante riporta nella realtà il visitatore e prende il via il percorso che ci guida nella ricostruzione dei contesti territoriali precedenti a Pompei.

Già dalla fine del IX secolo a.C., dunque, sono attestati i primi contatti tra le popolazioni italiche e il mondo greco: l’insediamento protostorico di Longola, nell’alta valle del Sarno, circa 10 km ad est della città di Pompei, ha restituito oltre a vasellame e manufatti di produzione locale, alcune ceramiche greche di importazione o di imitazione tardo geometrica del tipo euboico-cicladico.

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Piroga rinvenuta nell’insediamento protostorico di Longola (VIII sec. a.C.).

Come erano avvenuti questi contatti? Nello stesso sito di Longola sono state recuperate due monossili, ossia imbarcazioni fluviali realizzate da un unico tronco di legno di quercia, delle quali quella in esposizione è lunga circa 7 metri.
La tipologia di imbarcazione a fondo piatto era particolarmente adatta a navigare le basse acque del fiume e dunque a raggiungere la costa: qui sono avvenuti i primi contatti commerciali con quelle popolazioni greche che durante le rotte di cabotaggio per raggiungere l’Etruria sostavano in questa zona per approvvigionarsi.

Il rosso è il colore che caratterizza la sezione dedicata alle decorazioni in terracotta provenienti dai santuari di Pompei, Poseidonia, Capua e Metaponto.
Il VI secolo a.C. vede la nascita di numerosi centri urbani. Le aree sacre sono una priorità nella fondazione di una nuova città e a Pompei queste vengono dedicate ad Apollo e ad Atena, le cui caratteristiche decorative sono molto differenti tra loro. Su tutte le terrecotte esposte difatti si intuisce facilmente una comune linea stilistica di matrice greca ispirata di certo alla tradizione, ma ognuna contenente un particolare che la rende unica, attestazione del fatto che le maestranze locali si spingevano oltre, ideando nuovi elementi decorativi.

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Decorazioni in terracotta provenienti dai santuari di Pompei, Poseidonia, Capua e Metaponto (VI sec. a.C.).

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Pezzo forte della sezione, la statua di Zeus proveniente dal santuario meridionale di Poseidonia, in tipico stile arcaico, che conserva le cromie decorative originali (530-520 a.C.).

Incredibile scoprire come l’influenza greca fosse talmente penetrante anche nell’entroterra, tanto da collegare luoghi (all’epoca) molto distanti tra loro. Nel cuore dell’Appennino lucano, a Torre di Satriano, nel VI sec. a.C. un aristocratico locale fece realizzare da maestranze tarantine un edificio sacro alla “moda greca” le cui stesse tipologie decorative, coeve, sono state identificate su un cratere proveniente da Grammichele in Sicilia e su un cinturone in bronzo rinvenuto in una tomba a Noicattaro, nel sud barese.

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Terrecotte provenienti dall’Anaktoron di Torre di Satriano, in Basilicata (VI sec. a.C.). Sul retro di ognuna, una numerazione funzionale alla messa in posa.

Non solo estetica.
Sacro e politica sono sempre andati a braccetto nell’antichità. Gli influssi dal mondo greco furono tanti e tali da influenzare anche questo aspetto della società. Anche Pompei, come tante altre città e insediamenti, rientrò nel giro vorticoso di alleanze e intese tra popolazioni locali e genti provenienti dall’area mediterranea, e come nel mondo greco tali trattati venivano stipulati sempre all’ombra dei grandi santuari.
Una lamina in bronzo rinvenuta ad Olimpia tra materiale di scarico del IV sec. a.C. attesta “un patto di amicizia fedele e senza inganno tra Sibariti e Serdaioi”, popolazione dell’Italia meridionale. Testimoni dell’accordo Zeus, Apollo, la città di Poseidonia e il santuario di Olimpia.

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Lamina in bronzo iscritta, proveniente dal Santuario di Olimpia (550-525 a-C.). Riporta il trattato di alleanza tra Sibariti e Serdaioi: “Si sono accordati i Sibariti e i loro alleati e i Serdaioi per stringere un patto di amicizia fedele e senza inganno, per sempre; testimoni Zeus e Apollo e gli altri dei e la città di Poseidonia”.

La lingua è l’altro fondamentale elemento che caratterizza lo sviluppo delle civiltà: diversi ceppi linguistici in questa fase coesistono tra loro, dando vita ad una società multietnica dove il multilinguismo diventa un passepartout per agevolare traffici e scambi commerciali.
Si scopre dunque, che in zona pompeiana nel VI sec. a.C. era l’etrusco la lingua più utilizzata, l’unica che permetteva di comunicare tra genti di provenienza differente, ed era affiancata dall’osco che nel secolo successivo divenne poi la lingua ufficiale tra le genti italiche. Per la scrittura invece si prediligeva il greco, ed era una pratica abbastanza diffusa: iscrizioni in lingua greca su vasi di ceramica attestanti pratiche religiose e sociali sono state rinvenute in diversi contesti funerari.
La sezione riferita al mondo multietnico dunque, raccoglie tali testimonianze: frammenti ceramici con iscrizioni etrusche provenienti dalle aree santuariali di Pompei e Nola; attestazioni di iscrizioni in greco che  arrivano dalle necropoli di Cuma e Nuceria, da dove provengono anche esemplari con iscrizioni in lingue paleoitaliche. D’effetto le anfore da trasporto etrusche e corinzie provenienti dalla necropoli di Stabiae e sistemate in maniera alternata in una teca centrale.

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Anfore da trasporto etrusche e corinzie, dalla necropoli di Stabiae (VI sec. a.C.)

Una meravigliosa esposizione di corredi funerari provenienti dalla valle del Sinni, in area lucana, con ricchi corredi vascolari, numerosi elementi in bronzo sia per uso domestico sia per fini bellici e splendidi monili personali, attestano l’intensità dei traffici commerciali greci ed etruschi tra il mare Ionio e il Tirreno in età arcaica, e dunque gli intensi rapporti ed influenze tra oriente ed occidente.

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Oggetti di ornamento personale provenienti da una tomba femminile rinvenuta a Chiaromonte, Basilicata (metà VI sec. a.C.)

Con la battaglia di Cuma del 474 a.C. il ruolo degli etruschi nell’Italia meridionale viene ridimensionato notevolmente. A testimonianza della vittoria dei siracusani sugli etruschi, viene esposto un elmo in bronzo strappato ai nemici e donato dal condottiero Ierone a Zeus nel Santuario di Olimpia con tanto di iscrizione di ringraziamento al dio.

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Elmo etrusco dal Santuario di Olimpia (inizi V sec. a.C.)

La fondazione di Neapolis in particolare altera gli equilibri commerciali e militari del Golfo e questo determinerà una riduzione delle attività di Pompei: non è un caso che nella documentazione stratigrafica archeologica siano assenti testimonianze che ricoprono circa una ottantina di anni.

Attraversando l’ottava sezione della mostra, si viene immediatamente attratti da una teca piena zeppa di rinvenimenti provenienti dai fondali del porto di Neapolis, che coprono un arco cronologico che va dalla seconda metà del VI sec. al II sec. a.C.: notevole dunque l’attestazione della importante rete di traffici commerciali che vedeva coinvolta l’area del Golfo.
I rinvenimenti sono sistemati in maniera tale da rendere l’idea del quantitativo smisurato di reperti.

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Le ceramiche esposte e provenienti dai fondali del porto di Neapolis, costituiscono un testimonianza unica per la comprensione delle attività commerciali della città (seconda metà del VI sec. al II sec. a.C.).

All’inizio del IV secolo a.C. la città inizia a rinascere.

Dapprima Alessandro Magno e le sue conquiste; poi  l’espansione di Roma, i trattati e le alleanze, le nuove fondazioni: un grande dinamismo riecheggia nell’area del Mediterraneo e crea grandi trasformazioni a livello culturale, linguistico, architettonico, declinate in decine di modalità differenti per ogni città.

Le imprese mitologiche provenienti dall’oriente si riflettono da subito nelle produzioni vascolari, in una iconografia che perdurerà a lungo. Nella mostra si è scelto di esporre un ricchissimo corredo funerario proveniente da Altamura databile alla seconda metà del IV sec. a.C.; sui resti di un cratere frammentario è stata individuata la famosa scena della battaglia tra Alessandro e Dario III re di Persia, in uno schema equivalente al famoso mosaico rinvenuto nella Casa del Fauno a Pompei.

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Corredo funerario proveniente dallo scavo della cd. Tomba Agip di Altamura, in Puglia

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Il famoso mosaico, il più grande della Casa del Fauno di Pompei, ottenuto con l’impiego di circa un milione di tessere, rappresenta la battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario III nel 333 a.C., che decretò la fine dell’Impero persiano. La notizia della battaglia ha ispirato numerose produzioni artistiche. Conservato presso il Museo Archeologico di Napoli (credit photo: MANN).

Già a partire dalle guerre puniche e con l’intento di Roma di affrontare il proprio dominio nel Mediterraneo, iniziano ad intravedersi le prime avvisaglie di una tendenza ad appropriarsi dell’eredità culturale del mondo greco. Alla conquista di Siracusa del 212 a.C., la città venne saccheggiata di tutte le opere d’arte, dei tesori e delle icone religiose: un enorme bottino, secondo solo alla conquista di Cartagine, che suscitò a Roma grande stupore, ispirando un sentimento di ammirazione verso tali oggetti ritenuti “esotici e ricchi di fascino” che diventarono da subito desiderio dalle classi più abbienti: una minaccia all’identità culturale romana secondo molti.
Pian piano così verrà introdotto, nell’ancora morigerato mondo romano, quello che poi verrà spregevolmente definito asiatica luxuria.

Ritorna dunque la grecità in italia, vista dapprima come una moda, poi come modello da emulare, che suscita in ogni caso un sentimento di collezionismo che si affinerà con il passare dei secoli.

Dalla casa di Giulio Polibio e da quella del Menandro di Pompei giungono eclatanti esempi di tale luxuria, in alcuni casi con oggetti di “antiquariato” sottoposti a modifiche di dubbio gusto, come la statua arcaicizzante in bronzo di Apollo trasformata in un porta lampada o come l’hydria in bronzo, identificata (grazie all’iscrizione su bordo) come uno dei premi per i vincitori dei giochi che si svolgevano nel santuario di Argo in onore di Hera, nella quale è stato praticato un foro sulla pancia, forse per applicarci un rubinetto. E ancora del vasellame in vetro, dei monili di ornamento personale in oro, candelabri, un tavolo in marmo e bronzo.

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Oggetti di ornamento personale in oro, provenienti dalla casa di Giulio Polibio, Pompei (I sec. a.C. – I sec. d.C.).

Con i servizi in argenteria si tocca “l’apice del malcostume” secondo i moralizzatori dell’epoca: in mostra il piccolo ma raffinato servizio rinvenuto a Moregine. Curioso in questo caso il contesto di rinvenimento: gli oggetti sono stati ritrovati nello scarico di una latrina racchiusi in un sacco. Probabilmente il bottino di un furto mai recuperato.

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Parte del servizio del servizio da mensa in argenteria proveniente da Moregine (I sec. a.C. – I sec. d.C.).

La moda del vivere alla greca e comunque del possedere antichità greche nel mondo romano aveva una valore societario non indifferente: attestava l’appartenenza ad una classe sociale di medio-alto rango. La scelta, le eventuali modifiche apportate o gli utilizzi di questi manufatti denotavano anche il gusto estetico e soprattutto la reale comprensione del valore che veniva attribuito al manufatto.

La lingua greca diviene parte di quella latina, ad indicare usi e costumi e non solo: il greco veniva regolarmente insegnato nelle scuole affianco alla lingua latina, al greco si ricorreva nelle occasioni legate al sentimento d’amore o al sesso, così come per indicare documenti giuridici o commerciali. Il bilinguismo era una realtà e divenne indispensabile adottarlo, data l’attestata consuetudine dei viaggi-studio in Grecia per i rampolli delle nobili famiglie, alla scoperta della grecità, considerata come una forma culturale alta al quale ispirarsi ed elevarsi. Salvo poi, per i viaggiatori, raggiungere i luoghi di culto ellenici e non trovare gli originali delle statue di Fidia perché, come ormai consuetudine, prelevate e trasportate a Roma per decorare qualche domus privata.

A causa dunque di questo disagio storico, nasce una nuova pratica: il fenomeno del copismo, per poter  soddisfare la volontà di chiunque avesse voglia di ammirare (o detenere) simili bellezze artistiche. Ed è proprio con alcune di queste splendide copie in marmo di I e II secolo (oggi conservate tutte al MANN) che si conclude il viaggio nella grecità di Pompei: il resto è Roma.

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Statua di Apollo in marmo dalla Casa del Menando di Pompei (I sec. a.C.).

Ma poco prima di concluderlo, abbiamo il tempo di vivere un’ultima esperienza sensoriale, quasi casuale, ma a voler chiudere un viaggio nella storia cominciato con il mare: al termine del corridoio settentrionale della Palestra, svoltando verso l’ultima sezione, attraversiamo la terza e più immersiva installazione virtuale.
Ci si ritrova improvvisamente immersi in un’atmosfera marittima: alle pareti immagini di mare, onde, riflessi di luce nelle profondità marine, suoni che evocano l’acqua, il Mediterraneo. E poi la tranquillità ed il porticato di una domus affacciata sul mare, in un’ambientazione tipicamente mediterranea.

Il nostro percorso dunque è cominciato con il mare e termina con questo stesso elemento, a voler evidenziare che tutte le popolazioni che che sono entrate in contatto in questo viaggio, le vicende storiche che hanno interessato questo lungo arco cronologico e tutto ciò che poi nè è derivato in termini di influenze culturali, scambi commerciali e di sviluppo della società, hanno tutti come unico comune denominatore il Mediterraneo.